Recinzioni: The Social Network, Howl, Brotherhood

The Social Network (David Fincher, 2010). Dal 12 novembre.

‎”The social network” è un buon film, forse penalizzato dai continui salti temporali e dalle complicazioni legali che di certo non ne facilitano la scorrevolezza, ma compensato da attori giovani e bravi e da dialoghi estremamente brillanti. L’effetto di una pellicola riguardante un fenomeno così gigantesco in cui praticamente tutti siamo dentro (anche in questo momento) lascia a dir poco esterrefatti: soprattutto perché lega le origini di questa straordinaria rete sociale alla impossibilità cronica del protagonista-fondatore Mark Zuckerberg a crearsi delle relazioni interpersonali e a gestirle in maniera coerente (la trama s’incentra sulle cause legali mosse contro di lui, accusato da ex amici di aver rubato loro idee e soldi). E poi si resta stupefatti da questi studenti di Harvard che sono inventori, imprenditori, campioni nello sport, hacker, intraprendenti – forse troppo, e troppo prematuramente – protagonisti del loro tempo. Ma sono anche cinici, determinati, disposti a tutto, con una scala di valori a volte insicura. Ecco, la sensazione alla fine del film è proprio questa: vedendo questi giovani così pieni e sicuri di sé, così di successo eppure così “disumanizzati”, si guarda direttamente in faccia la nostra contemporaneità e i rischi che ognuno corre quotidianamente per stare al passo con essa. Tutti proiettati verso un qualche obiettivo, ci lasciamo inevitabilmente indietro qualcosa.


Urlo (Howl, Rob Epstein, Jeffrey Freidman, 2010)

“Howl” è un’opera suggestiva e originale, piena di fascino culturale. In un montaggio di immagini in bianco e nero, a colori e animate si ricostruiscono il processo per oscenità indetto contro il poema “L’urlo” di Allen Ginsberg, straordinario poeta della Beat, e la prima lettura pubblica dello stesso al Six Gallery di San Francisco, evento che segnò l’inizio della San Francisco Renaissance. Oltre a Ginsberg, interpretato dal sempre più sorprendente James Franco, vengono ritratti gli altri protagonisti del movimento beat, con molti dei quali Ginsberg intrecciò infatuazioni e relazioni amorose: Jack Kerouac, Neal Cassidy, Peter Orlovski, Lawrence Ferlinghetti ecc. A parte il processo (riproposizione canonica del conservatorismo oscurantista che cerca di soffocare – inutilmente – l’oscena vitalità artistica), quello che colpisce nel film è la recitazione praticamente integrale del poema: un vibrante e immaginifico affresco e un doveroso omaggio al fermento di una gioventù che cercò di cambiare il mondo con le parole. Inoltre le inquadrature e le animazioni sono create con un rigore praticamente filologico sulle foto e i disegni originali del poeta. Forse a chi non è appassionatissimo di letteratura il film può risultare un po’ pesante, del resto alla fine della pellicola la voglia più impellente è quella di andarsi a rileggere Ginsberg.


Fratellanza-Brotherhood (Broderskab, Nicolo Donato, 2009)

Dopo “L’onda”, questo è un altro di quei film nordeuropei (stavolta danese) che tornano ad interrogarsi sul nazifascismo e, soprattutto, sulle sue riformulazioni contemporanee, lasciando interdetti su una realtà che tentiamo di nascondere sotto il tappeto e che invece racconta in modo plateale la parte più marcia della nostra società (roba che invece noi in Italia vorremmo quasi quasi cantare “Giovinezza” a Sanremo, per dire). Al centro della vicenda Lars, un giovane ex soldato omosessuale che, frustrato dalla noia e dalla famiglia, entra in un gruppo neonazista (i neonazisti in Danimarca? Sì, i neonazisti in Danimarca) che perseguita gay e immigrati. Nonostante sia intrappolato nella contraddizione del suo ruolo e dalle regole scellerate del gruppo, Lars s’innamora di uno degli esponenti più duri e violenti del movimento, Jim, il quale smette di reprimere se stesso e ricambia l’amore dell’altro. Siccome la violenza genera solo altra violenza, la storia fra i due sarà destinata a tragiche complicazioni. Sullo sfondo una società assente (anche dal film, in cui praticamente esiste solo il gruppo neonazista), un gruppo di giovani che vogliono farsi forti alle spese dei più deboli, un mondo di brutalità omologata in cui solo un amore “diverso” può segnare la via di fuga, di ritorno alla normalità.


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