Liberi di scegliere

Freedom è un romanzo complesso, non solo nella sua struttura formale ma anche da leggere. Ad esempio, pur essendo un libro effettivamente notevole, ha dei punti di una noia e di una cavillosità da far desistere anche i meglio intenzionati. Eppure lascia un segno chiaro soprattutto nel finale, che è scontato ma talmente ben scritto da essere l’unico possibile per un libro così. L’effetto complessivo è quello di una grande cattedrale ben (forse troppo) strutturata, e viene da crederci visto che pare sia costata al suo autore quasi dieci anni d’impegno letterario.

Dopo Le correzioni, Franzen torna a dipingere un grande affresco di una famiglia in cui tutti i componenti sembrano essere a loro modo disfunzionali: la madre ex campionessa ormai devota alla vita casalinga ma non appagata dalle scelte fatte, il padre perfezionista che combatte le sue personali lotte contro i mulini a vento della protezione ambientale e della politica, il figlio che vuole ribellarsi a tutti i costi e quindi sposa l’insignificante vicina di casa e finisce per mettersi nei guai cercando una proprio indipendenza, la figlia troppo apatica per accettare qualsiasi situazione. A una quadro già complesso di suo, l’autore aggiunge tutto quello che si potrebbe aggiungere: i campus universitari, democratici contro repubblicani, l’11 settembre, la salvaguardia dell’ambiente, la speculazione sulla guerra in Iraq, gli ingranaggi macchinosi di fondazioni e politica, la colonizzazione condominiale delle ultime oasi incontaminate di paesaggio americano, le relazioni fra attempati manager ed esotiche assistenti (chissà mai siano i veri amori, quelli), le rockstar che non riescono a sfondare, teoria delle decrescita e sovrappopolamento mondiale, i viaggi clichè in Messico… Insomma ci mette dentro l’America. E non è cosa da poco, visto che la vediamo con gli occhi di chi la vive dal dentro con tutte le sue contraddizioni.

I personaggi che la animano sono in effetti piuttosto irrisolti e in qualche modo alla fine li si odia quasi tutti. Si odiano le loro imperfezioni, le loro scelte infantili, i loro battibecchi senza conclusione e scopo, il loro tentennare, il loro rompere con tutto e tutti. Ma alla fine – è questo il punto di arrivo del romanzo, credo – si riconosce che sono persone libere e, proprio per questo, sbagliano. In qualche modo (come fa la protagonista femminile ripercorrendo in una autobiografia imposta dal suo terapista la propria vita) anche il lettore è indotto a rivalutare la propria esistenza interpretandola come una catena di scelte e di errori. Ma alla base di tutto c’era sempre la libertà, la coscienza di voler definirsi e andare avanti.

Mistakes were made” dice il memoriale psicanalitico della protagonista: tutti facciamo errori e per questo il fastidio che proviamo per quei personaggi alla fine si trasforma in comprensione, un po’ come succede fra loro nell’epilogo. Alla fine vien da pensare che di troppa libertà si possa anche soffrire, ed è forse quello che lo scrittore vuole sottendere facendoci attraversare decenni di storia degli Stati Uniti in cui un eccesso di questa abusata “libertà” ha fatto anche troppi danni (in effetti l’interpretazione politica del testo può essere molto più estesa e pregnante di quanto io non voglia soffermarmi). La Storia con la s maiuscola rimane però quasi un sottofondo, tutto è ridotto alla personale, irrazionale odissea di ognuno. Perché Franzen descrive storie che essendo umane, troppo umane risultano a tratti orribilmente banali. Ma solo perchè in esse in fondo riconosciamo gli errori delle nostre stesse vite.



p.s. Piccole vicende editoriali. In agosto Freedom è uscito negli Usa da Farrar, Strauss e Giroux, in Italia dovrebbe invece arrivare per febbraio 2011 da Einaudi, col titolo Libertà e tradotto da Silvia Pareschi. Sicuramente non farà la stessa fine dell’edizione inglese: la Harper&Collins aveva fatto uscire il libro a inizio ottobre, salvo poi dover ritirare migliaia di copie dato che lo stesso Franzen si era accorto che la versione edita era non l’ultima e definitiva del testo, ma quella precedente. C’è stato chi ha avuto sostituita la copia fallata e altri che se la tengono stretta in vista di possibili affari su ebay.

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