La vita, un giorno

Ieri sera ho visto Life in a Day, ambizioso e suggestivo film nato da un progetto di YouTube (si può guardare intergralmente ), che ha chiesto ai suoi utenti di postare un video che raccontasse una loro giornata tipo dall’inizio alla fine, rispondendo nel frattempo alle domande “Cosa ami?”, “Cos’hai nelle tasche?”, “Di che cosa hai paura?”. Tutti dovevano raccontare lo stesso giorno: il 24 luglio 2010. Sono arrivati da tutto il mondo 80mila video e 4500 ore di immagini, di cui i produttori Tony e Ridley Scott e il regista Kevin MacDonald hanno selezionato circa un’ora e mezza di materiale. Il risultato è a dir poco sorprendente: catturando frammenti di esistenza da un capo all’altro del mondo, mettendo a confronto stili di vita e situazioni le più disparate, il film è proprio un mosaico (ovviamente parziale, ovviamente imperfetto, ma già grandemente molteplice) della vita umana.
Risvegli, colazioni, malattie, nascite, viaggi, animali, sorrisi, lacrime, amori, delusioni, rabbie, povertà, gioie, riscatti, perdizioni, emozioni, speranze, insicurezze, fanatismi, fantasmi, follie: la sensazione è che in questo film ci sia dentro proprio la vita, la sua complessità, le sue contraddizioni; se ne vede il fluire, dalle prime luci dell’alba al ritorno delle tenebre, il suo scorrere fra momenti semplici e apparentemente insignificanti e quelli invece più indimenticabili e significativi. Fra le storie che restano più impresse ci sono quella del ciclista coreano che ha girato nove anni il mondo per diffondere il suo messaggio di pace e riunificazione (è stato investito sei volte, e crede che gli automobilisti siano un po’ dovunque nel mondo “un po’ incauti”); la madre operata di cancro, con profonde ferite postoperatorie, che cerca di tranquillizzare il figlio, col marito che ammette di essere “fearless”, dopo la malattia della moglie;
Un montaggio serrato e parallelo e una colonna sonora delicata contribuiscono a un effetto di grande omogeneità: pur accostando persone lontanissime fra loro, geograficamente e socialmente, il film mostra come tutte le giornate, pur essendo diverse fra loro, si assomiglino un po’ tutte, e anche le vite – con i loro momenti belli e brutti, banali e incredibili – siano molto simili fra loro. Ciò non toglie nulla alla loro bellezza e unicità, comunque, e come dimostra il messaggio finale di una ragazza americana, ogni parte, ogni giornata di una vita, anche se in essa non succede nulla di straordinario in sé, dimostra comunque una straordinarietà intrinseca e irrinunciabile.
La vita è così, in effetti: fatta di momenti, di istanti, di gesti piccoli e grandi, di persone che conosciamo o con cui ci scontriamo, di attimi che vogliamo ricordare (o dimenticare, esorcizzare), filmare, condividere, di una vitalità che non possiamo negare e che in qualche modo ci accomuna tutti, nonostante differenze di luoghi, abitudini e condizioni sociali. È soprattutto nelle paure, nelle paure che tutti prima o poi abbiamo il coraggio di manifestare, che si vede questa somiglianza universale.
La vita passa, per tutti, eppure tutti queste persone che hanno condiviso le loro 24 ore, in qualche modo l’hanno immortalata, e sopravviveranno in questa testimonianza quasi una. Il mondo racchiuso in un giorno, un giorno racchiuso in una vita.

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