La paura non esiste, il coraggio di cambiare sì

Ieri sera sono stato a vedere il concerto di Tiziano Ferro all’Arena di Verona, ultima di tre date tutte esaurite. Sì, lo so, adesso vi scorticherete il cuoio capelluto dallo schifo, vi si strapperanno le mutande dalla derisione, vi lancerete nel caminetto per l’indignazione. Però Tiziano Ferro è bravo: ha tenuto per due ore di concerto una voce impeccabile,  si muove bene, parla poco e canta tanto, quando parla lo fa per ringraziare con un’umiltà che a un certo punto sembra quasi incredibile, oppure per ricordare di donare il sangue mettendosi in contatto coi volontari dell’Airc. E questo dettaglio è, secondo me, fondamentale: perché a quanto mi risulta un po’ dovunque gli omosessuali, anche se in relazioni monogamiche durature, non possono donare il sangue. Quindi questo è un dettaglio che racconta di generosità, una generosità che nasce dall’esclusione.
E Tiziano Ferro è bravo anche perché ha sempre raccontato con grande franchezza dei suoi conflitti interiori (e qui non sto parlando di identità sessuale, ma di qualcosa di più ampio): riascoltando le canzoni anche più mainstream (“Xverso”, “Le cose che non dici”, “La paura non esiste”), questo dissidio percorre tutti i testi in modo nemmeno così sottile. I suoi brani, a parte la patina pop facile e orecchiabile, un po’ sorniona, sono quasi sempre poco banali, ricercati, molto vissuti e poetici: non ci sono mai lezioni nei suoi testi, ma analisi di sentimenti e di brandelli di vita.
Ferro è ancora più bravo perché questo dissidio in qualche modo l’ha vinto: ne ha sempre parlato con allusioni intense e coraggiose, l’ha affrontato, l’ha reso poesia e ha così conquistato migliaia di fan. Ha sempre fatto leva sul suo talento (che è stato la sua salvezza, anche), si è salvato dalle tenebre senza vergognarsene (tenendo un segreto, ma alla fine assumendosene la responsabilità con coraggio), e condivide questo dissidio sul palco col suo pubblico, mentre dimostra sempre grande normalità, grande umiltà: ringrazia sempre, ricorda spesso i musicisti sul palco con lui, non canta quasi mai al centro del palco ma sempre un po’ defilato.
Dicevamo dell’esclusione, prima. Ferro l’ha trasformata in inclusione, e condivisione. Ecco forse perché il suo pubblico è così eterogeneo: è facile un po’ per chiunque identificare in quel ragazzo obeso che non accettava se stesso che ha saputo cantare virtuosamente fino a trasformarsi in una superstar acclamata in mezzo mondo, un proprio disagio che si avrebbe sempre voluto trasformare in energia positiva. E cos’è un concerto – all’Arena, poi – se non energia positiva pura che si scatena.

p.s. Comunque non preoccupatevi, i difetti ce li ha anche Tiziano Ferro: il momento un po’ swing con “Tvm”, “Quiero vivir con vos” e “L’olimpiade” non era del tutto convincente, e non parliamo di quando si concia da rapper per riproporre “Perdono”. Ma l’imperfezione (limitatissima, in questo caso) fa sempre parte del discorso che ho fatto finora.

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