#csxfactor

Un paio di cose sul confronto fra i candidati del centrosinistra andato in onda ieri sera su SkyTg24, su Cielo e in streaming internet, che ha fatto il 6% di share e scatenato Twitter a suon di hashtag #csxfactor (il dibattito andava in onda proprio dallo studio di X Factor, il Teatro della Luna a Milano).


TABACCI è un vecchio, punto. Vecchio democristiano, vecchio nel modo di rivolgersi al giornalista e al pubblico, vecchio nel pensare alla società. Il suo apporto all’elaborazione del centrosinistra è stato minimo ieri sera. (Giudizio di stile: non pervenuto.)
PUPPATO è stata, per me, brava. Come dice Michele Dalai, ha fatto la figura della hostess, cioè di colei che dice cose fondamentali e giustissime ma tutti non vedono l’ora che finisca di parlare (e infatti sforava sempre). Teutonica, pragmatica ma anche inesperta di come vanno certe cose comunicative. Io la stimo perché ha voluto combattere la sua battaglia impari con determinazione. (Giudizio di stile: qualcuno deve averle detto una roba del tipo “Metti le perle che vai sul sicuro”, beh, quel qualcuno si sbagliava.)
VENDOLA è stato Vendola anche ieri sera. Sudato, agitatissimo, molto concentrato. Ma anche lirico, poetico, pindarico, insomma ancora una volta coi soliti problemi del vendolismo che è teoricamente e politicamente avvincente ma nel concreto risulta sconnesso dal tessuto della realtà. Fondamentale è, anche se non vince (non vincerà), che le sue campagne civili non vadano perse. (Giudizio di stile: giacca – come sempre – sformata, abito troppo serioso, maschera di sudore. Orecchino.) 
RENZI è gigione, è nel suo brodo: comunica, gesticola, fa le battute, cita i blogger, i cantanti pop. È veramente un comunicatore (e no, non al modo di Berlusconi). Dice anche cose importanti, nuove, che farebbero bene all’Italia, ma lo fa col suo modo un po’ caciarone e compiaciuto che alla fine forse non gli rende giustizia e può risultare controproducente. Se si desse una calmata, avrebbe ancora più chance di cambiare veramente le cose. (Giudizio di stile: Il risvolto della giacca aveva qualche problema, forse il fatto di venire dritto dagli anni ’80, la cravatta viola audace ma… No, forse solo audace.

BERSANI è un volpone: calmo, pacato, però deciso, si vede che è da una vita che fa politica e va in tv. Non ha detto nulla di soprendentemente nuovo ma ha dimostrato il piglio del leader che sa rassicurare e regolare. Ma quella scivolata su Papa Giovanni non me la doveva fare. (Giudizio di stile: il più elegante, però attento, prima o poi le cravatte rosse finiscono e lì saranno cazzi.)

LE REGOLE: Sky ha fatto un bel lavoretto all’americana, molto pulito e diretto, col conduttore Gianluca Semprini all’inizio un po’ impacciato ma poi sempre più corretto e preciso. Avevano il fact checking, un montaggio dei migliori momenti pochi minuti dopo la fine della diretta, un dibattito postconfronto in studio. Insomma hanno usato tutta la loro professionalità anglosassone e hanno dimostrato che il modo di raccontare la politica in Italia è molto più che bizantino. Peccato che a continuare ad essere bizantini siano spesso proprio gli stessi politici. Pare che anche la Rai ora si sia detta interessata a un confronto fra i candidati: speriamo di no.

INSOMMA, non è che questo confronto abbia aggiunto parecchio materiale su cui discutere o su cui convincersi (tranne forse Renzi che esclude Casini?), e i candidati non hanno stupito se non nel confermarsi loro stessi in tutto e per tutto. Credo che questo evento televisivo (con Sky che spariglia le regole e s’impone come grande punto di informazione e rinnovamento televisivi, alla faccia di Viale Mazzini) abbia fatto più bene al Pd in generale, che ai singoli sfidanti. Tipo io non so ancora chi voterò, ma mi è tornata la curiosità e un po’ di voglia di occuparmi di un partito che – avrà tutti i difetti immaginabili più anche quelli inimmaginabili – ma è comunque un luogo di discussione e confronto.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
p.s. Ieri, sul sito del Partito Democratico, l’annuncio del dibattito televisivo era corredato da un fotomontaggio che raffigurava i candidati alle primarie come i “Fantastici 5” (ovvero i Fantastici 4 della Marvel più Silver Surfer). Dagli stessi candidati si sono levati strali di disapprovazione (con Renzi che dice: “Dobbiamo interessare gli elettori, non farci ridere dietro”), mentre la responsabili del sito rivendica la scelta in base a una “agilità di comunicazione 2.0”. Io nemmeno commenterei, se non fosse per ricordare che i responsabili comunicazione del Pd avevano fatto anche quella campagna con Bersani e le maniche arrotolate. E poi sappiamo tutti che i Fantastici 5 sono e saranno sempre solo loro.

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