Ho visto Girls

Nelle scorse settimane mi sono guardato tutte le due stagioni di Girls, serie della Hbo molto chiacchierata e che sta avendo un buon successo soprattutto fra quelli di gusti sofisticati. Sono giunto un po’, forse perché – inconsciamente – la prima definizione che ne davano era di un Sex and the city degli anni Dieci, quindi senza glamour ma principalmente senza molti soldi. E io ho avuto una relazione talmente lunga e intensa con le vicende di Carrie Bradshaw che un po’ mi sentivo bloccato.
Alla fine ci sono arrivato anche io, però: Girls è una serie creata, interpretata e spesso anche diretta da Lena Dunham, una giovane molto originale che poco più che ventenne ha diretto un film indipendente e poi si è messa a lavorare a questa serie. Le hanno dato subito fiducia (siamo in America) e, grazie a consensi notevoli e qualche clamore suscitato, il prossimo anno sulla Hbo andrà in onda la terza stagione.
La storia ruota attorno a quattro ragazze che cercano di sopravvivere alla precarietà lavorativa ed emotiva di una New York in piena crisi economica: i Cosmopolitan sono sostituiti da confezioni giganti di frozen yogurt, i sacrifici per comprarsi un paio di Manolo sono diventati quelli per arrivare alla fine del mese e riuscire a pagare l’affitto, gli uomini di successo sono diventati ragazzotti più o meno sbalestrati, il sesso, invece, è rimasto lo stesso. C’è però meno romanticismo nel raccontare le storie d’amore, una schiettezza e un realismo che diventano a volte disarmanti. Hannah, la protagonista interpretata proprio da Dunham, è una giovane aspirante scrittrice che si deve arrabattare dopo che i genitori le hanno tagliato i fondi, e al contempo deve riuscire a conciliare la sua visione spassionata e talvolta argutamente cinica della vita con il mondo che le corre intorno. Come molti giovani d’oggi si trova ad avere un’indole piuttosto viziata ma al contempo mezzi limitati e idiosincrasie che la fanno risultare a volte deludente e spesso autolesionista. Tutti i personaggi che le ruotano attorno (dall’amante Adam alla migliore amica Marnie, dall’incredibile Shoshanna – il miglior personaggio, forse – alla controcorrente Jessa) colpiscono perché sbagliano, sbagliano in continuazione: la loro ostinazione e le loro illusioni li spingono a imboccare quasi sempre la via meno consigliabile. E noi sbagliamo con loro, anzi, non ci viene nemmeno da rimproverarli perché in fondo se giustifichiamo loro finiamo col perdonare anche un po’ i nostri stessi errori. In qualche modo la crisi che si vede attorno è proiettata in questi ragazzi che cercano di crescere in un mondo che non dà loro pochissime possibilità, e quelle che ci sono vengono eluse a causa di eccessive frustrazioni.
C’è da dire che la trama evolve poco, di puntata in puntata, e alla fine di ogni episodio di mezz’ora sembra quasi che non sia successo granché. Certo c’è il sesso a muovere gran parte delle storie: un sesso esplicito, raccontato senza nessun pudore pure nei suoi particolari che difficilmente ammetteremmo a noi stessi, un sesso che è anche fine a se stesso ma che rimane – sembra – l’unica arma genuina per relazionarsi senza troppe sovrastrutture. C’è poi da mettere in conto la fisicità non proprio canonica di Dunham, e il suo senso estetico diciamo sopra le righe, che rendono il racconto della sessualità di un personaggio femminile del genere – assolutamente atipico sial al cinema che in tv – ancora più originale.
L’elemento che fa di Girls una gran buona serie sono però i dialoghi: Dunham scrive in modo originalissimo, appunto sincero, spiazzante, senza filtri, la sua ironia tagliente, come se fosse alla continua ricerca di soluzioni linguistiche a problemi esistenziali. Certo, la seconda stagione si conclude con un ritorno di fiamma che lascia il retrogusto del solito lieto fine (o quasi) americano. Però questa è anche l’altra faccia dello spassionato ritratto che Dunham fa di una generazione, che lei dipinge appunto come in continua attesa che qualcuno – di esterno, di altro – venga a salvarla da se stessa. I sorrisi amari di questa serie raccontano un’epoca, in cui l’unico modo di affrontare l’esistenza è essere sinceri, almeno con se stessi.

girls-HBO-premiere

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