Guanda e SE, questione di copertine

La storia delle copertine storiche di Guanda, con lo strano caso del “plagio” di SE e con il lancio – dal 16 gennaio 2014 – della nuova serie “Le Bussole”.

La Guanda, la casa editrice dal simbolo di Fenice, ha compiuto l’anno scorso ottant’anni. Era stata infatti fondata da Ugo Guandalini nel 1932, dapprima a Modena e poi a Parma, prima di essere acquistata dopo la morte del fondatore (avvenuta nel 1971) da Longanesi e trasferita a Milano (dal 2005 fa invece parte del gruppo editoriale GeMS). Guanda è stato sempre un editore molto peculiare, se vogliamo laterale o elitario, nel panorama librario italiano, pubblicando fin dall’esordio volumi di notevole spessore narrativo o saggistico (fra i primi Bertolucci, Blok, Lorca, Eliot), peraltro occupando posizioni ideologiche molto originali ed eterodosse anche in anni in cui l’egemonia culturale fascista era imperante. Nella seconda parte del Novecento e fino a tutt’oggi è divenuta la casa della narrativa soprattutto straniera di altissima qualità, ospitanto fra gli altri Nick Hornby, Irvine Welsh, Catherine Dunne, Jonathan Safran Foer e Luis Sepúlveda. Proprio questi autori sono stati fra quelli omaggiati l’anno scorso da una collana celebrativa dell’ottantennio di Guanda, copertine speciali, monocrome ed essenzialissime.

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In un contesto editoriale in cui quasi tutti i concorrenti ricorrono spesso e volentieri alle copertine fotografiche, Guanda ha sempre fatto della ricerca grafica un fiore all’occhiello della sua raffinata ricerca editoriale. Tutto merito, si potrebbe dire, di Guido Scarabottolo, il grafico milanese e art director della casa, che – a partire dal 2002 – con le sue copertine ha definito inconfondibilmente la rappresentazione iconografica dei libri Guanda. Tratti decisi, ritratti schematici, figure spoglie e appena tratteggiate, stesure di colore uniformi e tonalità pastose; oppure Scarabottolo sceglie opere di altri designer, ma sempre in linea con la sua pregnanza espressiva. Poche case editrici hanno copertine così raffinate eppure così riconoscibili e godibili. L’incontro fra la casa editrice e il suo genio artistico sono stati quasi casuali e naturali; racconta Luigi Brioschi, presidente e direttore editoriale Guanda, che “l’immagine della Guanda che si è formata attraverso una quantità di espressioni grafiche e figurative non [è] né il frutto di un lavoro gregario, servile, né una elaborazione originale per così dire imposta all’editore. La mia sensazione è che tra disegnatore e casa editrice vi fosse una possibile sintonia, e che un caso fortunato abbia favorito un incontro felice. In un certo senso Scarabottolo era già guandiano prima di costruire l’immagine della casa editrice, e la Guanda era già scarabottoliana prima di imbattersi nel disegnatore milanese.”

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Sono arrivato a occuparmi delle copertine guandiane colpito da una coincidenza. Di recente ho letto l’articolo di esordio del nuovo blog di Federico Novaro, fra le altre cose critico dell’editoria, sul sito DoppioZero. Parlava della prima edizione italiana di A Single Man (Un Uomo Solo) di Christopher Ishwerwood pubblicato da Guanda nel 1981. Siamo ben prima dell’epoca Scarabottolo e le copertine Guanda (qui sotto a sinistra) sono molto sobrie ed essenziali, con una cornice color tabacco che corre tutta attorno a un’illustrazione, di solito un dipinto, la quale è interrotta solamente da due spazi quadrandolari centrati, uno in alto per il logo dell’editore e uno in basso per titolo, autore e collana. Bene, la cosa singolare è che lo stesso stile grafico è attualmente utilizzato (due esempi sotto sulla destra) dalla casa editrice SE, specializzata in ritraduzioni di classici e nuove edizioni di titoli andati fuori catalogo altrove, per una sua collana di testi del Novecento (fra cui lo stesso Isherwood).

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(L’illustrazione del post sulla home al blog è tratta dal post di Novaro ed è di Christel Martinod.)

UPDATE: Dal 16 gennaio 2014 Guanda lancia Le Bussole, una nuova collana di qualità che pesca dal catalogo della casa editrice per poi aprirsi al meglio della produzione contemporanea. Curando da una parte come al solito la grafica di copertina e puntando su un nuovo formato leggero e maneggevole, Guanda vuole rispondere con questa serie all’avanzata degli e-reader, dimostrando che il libro cartaceo ha ancora molto da dire.

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