Storie di copertine. Storie di anniversari

Se è vero che i libri non si giudicano mai (quasi mai) dalle copertine, per i giornali è tutto diverso. Per i quotidiani la prima pagina e per i magazine la copertina sono fondamentali per presentarsi ai lettori: sono il biglietto da visita con cui la testata presenta il meglio dei propri contenuti al pubblico delle edicole, la loro impostazione grafica rispecchia l’identità stessa del giornale e spesso una buona copertina è anche l’incipit di una storia altrettanto buona. Di frequente, poi, le copertine di settimanali o mensili servono a segnare delle epoche, a celebrare eventi memorabili o a ricordare anniversari o ricorrenze particolari.

A volte le copertine segnano anche momenti tristi, riflesso come sono di periodi particolarmente problematici all’interno dell’editoria stessa. È il caso ad esempio dell’ultima copertina di A, il settimanale femminile diretto da Maria Latella che ha chiuso i battenti due settimane fa. La rivista era stata fondata nel 1937 da Angelo Rizzoli, per poi divenire Annabella, Anna nel 1984 e ancora A nel 2006, ma ha visto interrotta la sua lunga storia per via del dissesto economico del gruppo RCS, che ha deciso di dismettere la sua divisione periodici. Ogni giornale che chiude è un brutto colpo, in particolare se tocca a testate che hanno fatto la storia del panorama editoriale italiano. La stessa sorte travagliata dovrebbe toccare anche a un altro marchio storico, Max, che negli anni scorsi è diventato un mensile all’interno del sistema della Gazzetta dello Sport; il suo destino non è ancora chiarissimo (probabile una continuità almeno online), ma la decisione del giornale è stata quella nel numero di questo mese di celebrare la sua storia con un’edizione speciale che ne ripercorre i 28 anni di pubblicazione e successo.
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Grande anniversario anche in Condé Nast, dove si celebrano i 25 anni di Franca Sozzani alla direzione di Vogue Italia. Per l’occasione il numero di luglio 2013 esce in sei copertine differenti e da collezione, tutte scattate dal grande fotografo Steven Meisel, storico collaboratore della testata, e ognuna rappresentazione di uno stile e di un linguaggio legato a sei differenti case di moda italiane: la sperimentazione uber-casual di Prada, la classicità rivisitata di Dolce&Gabbana, la bellezza raffinata di Armani, il coraggio rock di Gucci, la sensualità estrema di Versace e l’eleganza senza tempo di Valentino. Sfogliare questo imponente numero speciale (482 pagine) significa ripercorrere un entusiasmante viaggio nella rivoluzione di stile e arte che hanno segnato la cultura e l’editoria italiane dello scorso quarto di secolo.
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Cover memorabili non sono però utili solo a raccontare eventi interni al mondo dell’editoria. Ancora più impresse nella memoria del lettore sono quelle copertine che segnano le pietre miliari della nostra storia contemporanea mentre essa accade. Ciò avviene con ancora più efficacia se queste vengono realizzate con grande creatività, ironia, originalità. Un esempio lampante è l’apertura che il New Yorker (da sempre all’avanguardia per le sue copertine minimali e pungenti) ha dedicato alla storica legittimazione dei matrimoni omosessuali da parte della Corte Suprema statunitense: nell’immagine si vedono Bert e Ernie, due pupazzi della serie per bambini Sesame Street, abbracciati sul divano mentre guardano alla tv la decisione dei nove giudici americani. Cambiamenti così epocali possono essere trasmessi anche con leggerezza e forza iconica.
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