Wireditorial: le case editrici e il segreto dell’hashtag

twitter_circle_color-128Uno dei mezzi social su cui le case editrici italiane si stanno muovendo con più originalità e familiarità sembra essere proprio Twitter. Il network dei 140 caratteri è per loro non sono un mezzo velocissimo di comunicazione di informazioni, notizie e link, è anche un modo immediato e spesso curioso di interagire coi lettori. Ciò avviene in modo particolarmente accattivante attraverso la diffusione degli hashtag (siamo su un blog di Wired: mica mi metto a spiegare cos’è un hashtag, vero?). Basta che l’account di uno degli editori italiani si inventi di porre una domanda particolare alla propria community oppure di stimolare una qualche reazione ed ecco che quasi sempre l’hashtag allegato diventa virale. Qual è il segreto di una tale iniziativa? Innanzitutto la collaborazione delle stesse case editrici che, capendo l’importanza del dibattito letterario piuttosto dell’interesse singolo, fanno squadra e supportano il “cancelletto” delle altre. E poi essenzialmente gli hashtag funzionano perché sono la riproposizione, su una scala decisamente allargata e partecipativa, del classico dialogo che si ha con un libraio in libreria

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