Wireditorial: Internet incontra la scrittura creativa

Le logiche dell’editoria digitale cercano in qualche modo di portare nel mondo della letteratura grandi istanze di rinnovamento, ma non posso evitare, in alcuni casi, di seguire o riformulare modelli che sono già propri del sistema più tradizionale. Succede ad esempio nel caso di Amazon, che declina uno dei grandi classici della storia editoriale (per la verità, dagli esiti sempre piuttosto altalenanti): stiamo parlando del genere del magazine letterario, ambito che la società di Jeff Bezos cerca di esplorare con l’esperimento Day One.

Di una rivista virtuale completamente dedicata alla narrativa si vociferava fin dal marzo scorso, ma il mistero è stato svelato alla fine di ottobre quandoAmazon ha annunciato la nascita del suo primo e-mag esclusivamente pensato per i Kindle: Day One, che nel nome vuole sottointendere forse la novità dell’iniziativa, proporrà ogni settimana un racconto e una poesia di autori esordienti (nel numero inaugurale ci sono “Sheila” di Rebecca Adams Wright e “Wrought” di Zack Strait), con in aggiunta altri materiali come conservazioni fra i contributor oppure le spiegazioni delle opere artistiche che illustrano la copertina, sempre affidate a artisti giovani. L’edizione di Day One (per ora non disponibile in Europa) sarà curata da Carmen Johnson, che si è formata nella prestigiosa casa editrice newyorkese Knopf, e questo rappresenta in qualche modo un ulteriore tassello nella strategia, per ora ancora piuttosto fumosa, di Amazon nella direzione non solo di voler cambiare l’assetto dell’editoria attuale, ma anche di contribuire con contenuti originali appositamente pensati per il web. Nel suo portfolio, ad esempio, Amazon conta già una serie di blog molto seguiti e molto aggiornati, come Omnivoracious sui libri, Al Dente sulla cucina e Armchair Commentary sul cinema.

C’è anche chi guarda all’operazione Day One con un certo scetticismo, altri trattano l’argomento con vero e proprio sarcasmo. L’editore indipendente di New York Melville House, ad esempio, è solita ospitare sul suo sito interventi piuttosto sferzanti sull’editoria americana, e in questo caso fa sfoderare le armi dell’ironia al suo managing director Dustin Kurtz: “Spero che Amazon costruirà tanti nuovi magazzini per contenere tutti i soldi che guadagnerà quest’anno. (…) Sul perché l’azienda abbia deciso di inaugurare una rivista letteraria, l’unico pensiero che mi viene è che sia un vanesio progetto di qualcuno, oppure un inganno offensivo (e sottolineo offensivo) simile alle elargizioni dell’azienda a vari magazine e organizzazioni letterarie, o ancora che siano stati motivati dalla valanga di danaro che questa cosa porterà loro. No, davvero. Così tanti, ma così tanti soldi.

Ironie a parte, è crescente l’attenzione del mondo del web per le forme di scrittura creativa che, nel bene o nel male, erano stati finora appannaggio dell’editoria più tradizionale: in altre parole ci si sta accorgendo che la scrittura ha bisogno di nuovi canali innovativi in cui esprimersi, ma al contempo anche questi canali hanno un’influenza sulle novità e i cambiamenti della scrittura stessa. Nasce a partire da questo concetto l’inedito progetto online del Gruppo Mondadori, Scrivo.me, inaugurato lo scorso 29 ottobre. Col presupposto appunto che il web con le evoluzioni di questi anni ha moltiplicato esponenzialmente le occasioni di scrittura (le piattaforme blog, i social network, il self-publishing ecc.), ma che non sempre ciò si è tradotto nella moltiplicazione di contenuti di qualità, Scrivo.me vuole mettere a disposizione degli utenti il patrimonio di conoscenze editoriali accumulate negli anni dai vari marchi editoriali del gruppo (Mondadori, Einaudi, Piemme, Sperling &Kupfer, Electa).

Non una piattaforma di self-publishing, ma un ambiente dove attingere consigli, guide, tutorial e approfondimenti su tutto ciò che riguarda le abilità di produzione scritta sul web, ma anche quelle di pubblicazione, edizione e curatela grafica; è un progetto di pop-publishing, come l’ha definito l’editor responsabile del portale Edoardo Brugnatelli, che ad Affaritaliani.it dichiara: “Un sistema di auto-pubblicazione può essere realizzato da chiunque, ma nessuno oggi in Italia sarebbe in grado di mettere a disposizione la qualità e la ricchezza dei contributi realizzati dai migliori editor, autori, grafici e uomini di marketing”. Creare uno spazio per autopubblicarsi sarebbe stato anche poco in linea con la missione (e gli interessi) di Mondadori come gruppo editoriale, meglio piuttosto concentrarsi a un sito dedicato a “chi vuole imparare a scrivere nell’era del digitale“.

Che si pubblichi su carta o solo in ebook, che si faccia una rivista o si aggiorni un blog, che si stia dalla parte di Amazon o degli editori tradizionali, sembra però chiara una cosa: senza la qualità di ciò che si propone ai lettori si va poco lontano. E si fa sempre in tempo ad imparare a scrivere. Forse.

Leggi anche sul sito di Wired

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s