Virginia Woolf e l’alterità

Il poliedrico sito dedicato a letteratura, editoria e dintorni di Federico Novaro ha ospitato per tre venerdì altrettante parti di un mio breve saggio dedicato a Virginia Woolf e la tematica dell’alterità nel suo romanzo Mrs Dalloway secondo punti di vista differenti. Qui i rimandi alle varie parti.

Vivere l’alterità: Virginia Woolf

È interessante osservare la definizione che Virginia Woolf (1882-1941) dà di se stessa, concentrandola in un unico vocabolo: outsider. Interessante ancor di più in quando ha scritto queste parole quando si avvicinava alla fine della sua esistenza (il diario reca la data del novembre 1939), quasi a voler tracciare un bilancio di un’intera vita. Quella di Woolf, come essenzialmente tutte quelle dei modernisti nei primi decenni del Novecento, fu una ricerca di novità, di ribellione al vuoto realismo precedente, di incontro con l’alterità. Continua a leggere

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Scrivere l’alterità: Clarissa Dalloway

Uno dei romanzi che più di altri dimostra il tentativo di Virginia Woolf di sublimare il tema della diversità è sicuramente Mrs Dalloway (1925), forse fra i testi più letti dell’autrice. Esso racconta, nell’arco di una sola giornata, l’intrecciarsi principalmente delle vite di tre personaggi, tutti e tre a loro modo in difficoltà nel relazionarsi con la realtà che li circonda: la prima è appunto Clarissa Dalloway, insoddisfatta moglie di un funzionario governativo, che, mentre è intenta nei preparativi di una festa che deve dare la sera stessa, si rifugia nei ricordi di un’estate di particolare felicità della sua giovinezza ormai perduta. Continua a leggere

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Tradurre l’alterità: le versioni italiane di Mrs Dalloway

In Italia sono apparse sei traduzioni di Mrs Dalloway: quelle di Alessandra Scalero (Mondadori, 1946), di Nadia Fusini (Mondadori, 1989), Laura Ricci Doni (SE, 1992), Pier Francesco Paolini (Newton Compton, 1992), Anna Nadotti (Einaudi, 2012) e Marisa Sestito (Marsilio, 2012). Il confronto fra le differenti versioni italiane, pur condotto in modo soltanto preliminare (e qui di seguito si escludono quelle di Ricci Doni e Paolini), può essere un’operazione doppiamente utile perché da una parte aiuta ad approfondire il tema dell’alterità nella misura in cui vengono scelti passi che esaltano l’outsiderness di alcuni personaggi; dall’altra in quanto è interessante vedere in che misura l’atteggiamento traduttivo si dimostri accogliente anche nella lingua d’arrivo della diversità insita nel testo originale. Continua a leggere

 

 

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