10 scrittori e i loro drink preferiti

Nella storia la vocazione letteraria ha spesso avuto stretti legami con l’assunzione di sostanze stimolanti, per favorire in qualche modo la creatività e l’ispirazione: dai cantori dell’Antichità, che pare declamassero versi avvolti in fumi allucinogeni, fino ai bohémien della Parigi di fine ‘800, che mischiavano pessimi vini ad assenzio e oppio, per arrivare ai poeti Beat che sperimentavano la scrittura automatica sotto effetto di stupefacenti.

Se le droghe hanno sempre risposto alle esigenze (e alle insicurezze) dei talenti più travagliati, l’alcool invece è divenuto per alcuni uno stile di vita, un biglietto da visita della propria peculiare personalità. Basta pensare a Ernest Hemingway, il più celebre esempio di letterato gran bevitore; non a caso è legata al suo nome anche la Hemingway & Bailey’s Bartending Guide, un volume che raccoglie i cocktail preferiti dei grandi scrittori, compilato nel 2006 da Mark Bailey e illustrato da Edward Hemingway, nipote dell’autore de Il vecchio e il mare.

Di seguito qualche esempio delle bevande alcoliche favorite dai più grandi talenti di penna della storia recente.

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10. Oscar Wilde

Provocatore nei suoi scritti, Wilde era invece un bevitore molto classico: amava, infatti, lo champagne rigorosamente ghiacciato. Dopo il processo per sodomia nel 1895, si trasferì in miseria a Parigi dove si dedicò all’assenzio: “Dopo il primo bicchiere vedi le cose come le vorresti, al secondo le vedi come non sono, dopo il terzo come sono realmente ed è questa la cosa più orribile”, scrisse in una lettera.

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9. Gabriele D’Annunzio

Il Vate era eccessivo in qualsiasi cosa, ma non nell’alcool, a cui preferiva, di tanto in tanto, la cocaina. Beveva quasi solo acqua naturale (“Ottima è l’acqua” si legge su una parete del Vittoriale), ma il suo nome è legato comunque a due alcolici, l’Amaro Montenegro e l’Amaretto di Saronno, di cui fu testimonial all’inizio del Novecento.

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8. Francis Scott Fitzgerald

La vita dell’autore de Il Grande Gatsby è esemplare della Lost Generation americana che trovava svago nell’Europa degli anni Venti. L’arrivo suo e della moglie Zelda ai party non passava mai inosservato e loro, reggendo poco l’alcool, davano spettacolo quasi sempre sbronzi. Lui amava molto il Gin Rickey e in generale tutti i cocktail a base di gin, convinto che fosse l’unico alcolico di cui non restasse traccia nell’alito.

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7. William Faulkner

Quasi tutti gli scrittori stanno molto attenti a tenere le bevute lontane dal lavoro letterario vero e proprio. Ma Faulkner no, fin dagli esordi prese l’abitudine di bere mentre scriveva: era un grande appassionato di whisky e fra i suoi drink preferiti c’era il Mint Julep a base di bourbon. D’altronde a lui si attribuisce la frase: “La civiltà ebbe inizio con la distillazione”.

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6. Dorothy Parker

Non solo gli autori maschi s’intendono di alcolici: Dorothy Parker, poetessa e narratrice dall’impareggiabile vena satirica, collaboratrice di Vanity Fair, Vogue e New Yorker, aveva gusti ben precisi e apprezzava in particolare il Whisky Sour (parti uguali di whisky e succo di limone e mezza parte di sciroppo). In alternativa anche un buon vecchio Martini.

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5. Truman Capote

Altro che Colazione da Tiffany: Capote beveva fin dal mattino – molte interviste lo testimoniano – e considerava la sua professione come “un lungo intervallo fra un drink e l’altro”. Il suo prediletto era lo Screwdriver, a base di vodka e succo di arancia, che lui familiarmente chiamava “la mia bibita arancione”.

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4. Jack Kerouac

Con la sua passione per l’esotico e per tutte le esperienze forti, aspre e salate, il cocktail preferito dell’autore di On The Road non poteva che essere il Margarita, souvenir di folli viaggi in Messico. In generale tutte le esuberanze non preoccupavano Kerouac, e fra queste nemmeno quella alcoolica: “Non bere per ubriacarti, ma per goderti la vita”, sosteneva.

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3. Raymond Carver

Per molti letterati l’eccesso alcolico è stato sempre più una posa che una realtà, per Carver, uno dei migliori autori di short stories del ‘900, invece, fu un demone che lo attanagliò per anni e lo portò a una scomparsa prematura. Si dice che gli allievi dei suoi corsi di scrittura lo invitassero a pranzo per assicurarsi che mangiasse, altrimenti lui aveva l’abitudine di sostituire i pasti con numerosissimi Bloody Mary.

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2. Charles Bukowski

In una lista del genere non può mancare uno scrittore che fece degli eccessi una cifra stilistica, ridefinendo i canoni del pulp. Non andava leggero nemmeno coi gusti alcolici: a quanto sembra, ordinava spesso quello che gli americani chiamano Boilermaker, ovvero una pinta di birra accompagnata da uno shot di whisky.

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1. Ernest Hemingway

Essendo, come detto, il re degli scrittori bevitori, risulta un po’ difficile individuare con esattezza quale fosse il cocktail preferito di Hemingway. Vero è che nel suo periodo cubano era solito affermare “my Mojito in la Bodeguita and my Daiquiri in El Floridita” (alludendo ai bar di L’Havana celebri per aver inventato i due mix), ma altre fonti sostengono che a causa del suo diabete questi drink molto zuccherati non gli fossero congeniali. Di certo era un esperto di Martini cocktail e riteneva che il migliore fosse quello del bar del Ritz di Parigi, tanto che nel 1945, da inviato di guerra, raccontò di aver partecipato alla “liberazione” delle cantine del famoso hotel.

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