Wired: Più libri più libri, le difficoltà e la forza dei piccoli editori

Si è conclusa domenica 8 dicembre al Palazzo Congressi dell’Eur a Roma la dodicesima edizione di Più libri più liberi, la fiera nazionale dell’editoria media e piccola. I numeri sono stati anche quest’anno quelli di un successo: 54mila presenze con una partecipazione massiccia dei più giovani, 370 espositori, 41 editori, 30 librerie e un centinaio di personalità ospiti fra scrittori, autori, personalità della cultura e della società civile. Un quadro, questo, che fa pensare a un settore dinamico e pieno di energie e potenzialità, soprattutto in un contesto, quello libraio, che in questi ultimi anni ha visto accentuarsi drammaticamente una crisi ormai cronica. Ciò fa ben sperare appunto negli editori indipendenti e mediopiccoli che, soprattutto dal versante delle qualità delle proposte letterarie, rappresenta un’alternativa allo strapotere delle logiche dei grandi gruppi editoriali: potranno davvero essere loro la salvezza futura dell’editoria italiana?

più libri più liberi

Al netto della buona riuscita della manifestazione romana, bisogna comunque attenersi ai fatti oggettivi e, almeno secondo i dati presentati proprio nei giorni di Più libri dall’Associazione Italiana Editori, i piccoli editori rimangono effettivamente molto piccoli: secondo quanto elaborato da Nielsen, i piccoli e medi editori coprono fra l’8 e il 9% del mercato italiano, con una flessione nelle copie vendute (-6,2%) anche se inferiore per quanto riguarda il valore (-5,3%), considerando però che i prezzi dei libri “indipendenti” è cresciuto rispetto all’anno scorso, molto più rispetto a quelli dei grandi editori. Per la piccola editoria di fondamentale importanza sono le pubblicazioni per bambini e ragazzi che coprono il 24% delle vendite, mentre cresce di poco la saggistica (+0,4%) e diminuisce di molto la narrativa (-28% quella italiana e -14,1% quella straniera). Tutto ciò in un contesto non meno preoccupante che registra, in generale per il mercato dei libri in Italia, un -6,5% delle vendite rispetto al 2012.

Il problema di fondo rimane dunque quello della distinzione fra qualità e quantità, fra proposte commerciali e riuscita editoriale. Molto spesso la strada da seguire è quella del compromesso. Se le realtà più grandi hanno cercato di combattere la contrazione delle vendite ricorrendo a una corsa al ribasso dei prezzi di copertina o sulla moltiplicazione quasi insensata dei titoli proposti (diminuendo proporzionalmente l’entità delle tirature), la soluzione dell’editoria indipendente è invece quella di condensare gli sforzi facendo conoscere un numero equilibrato di buone opere su cui puntare molto in termine di promozione: d’altronde la forza di editori come minimum fax, Iperborea, Indiana, nottempo, Henry Beyle, Voland e tutti gli altri è quello di costruire attorno alla propria specifica qualità editoriale una comunità affezionata e attenta di lettori. Un’altra strada, lo si è visto nell’ultima manifestazione a Roma ma anche in altre occasioni come ad esempio a Bookcity a Milano, è quella delle piccole e medie imprese editoriali di collaborare per fare gruppo e coordinare così iniziative comuni. Ma fin che il sistema editoriale italiano sarà dominato – soprattutto a livello di distribuzione – da gruppi e meccanismi che sembrano schiacciare ogni possibile lavoro indipendente, è difficile che da sole le casi editrici medie o piccole riescano a invertire questa tendenza negativa.

In molti, anche all’interno delle stesse associazioni degli editori, invocano interventi più ampi e strutturali, anche di ordine politico. Una cosa però è certa, il nome stesso della fiera romana, che continua e continuerà a crescere (la prossima edizione parte il 4 dicembre 2014) porta in sé una verità fondamentale: Più libri più liberi, affinché ci sia completa libertà di espressione  e di cultura più editori ci sono meglio è. Ma di sicuro il futuro dell’editoria sta anche nel rinnovamente di un intero sistema che deve cercare nuovi equilibri e soprattutto nuove vie di sopravvivenza. Andare incontro ai lettori, ad esempio, e tenere d’occhio nuove tendenze digitali come il mondo brulicante e pieno di prospettive del self publishing. Perché senza autori, e soprattutto senza lettori, non ci sono nemmeno gli editori.

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