Tre giorni a Berlino

Visitare Berlino, anche se per poco, è come immergersi nel cuore di qualcosa. Dell’Europa, forse. Un cuore giovane, tumultuoso, ma anche aritmico e contraddittorio. Perché la capitale tedesca, da una parte immersa nel suo ruolo di traino continentale e dall’altra meta delle speranze e dei divertimenti di (post)adolescenti di varie nazionalità, vive tutta la contrapposizione fra il  rivolgersi al futuro e l’essere frutto di un passato ingombrante e molto spesso vergognoso, di cui commemora contrita le tracce quasi ad ogni angolo. Ciò significa che, camminando per le sue strade, si passa dai quartieri avveneristici, superfunzionali e tecnologici, a altre zone in cui domina una scena alternativa, dalla multietnicità spinta e dai problemi ora di igiene ora di sicurezza vera e propria; da luoghi in cui la cultura e la storia sono monumento imprescindibile e istituzionalizzato a altri in cui la creatività si articola in fiumi sotterranei, semiufficiali, disordinati. Sorge il dubbio che l’identità di Berlino si celi proprio in questa molteplicità giustapposta e spesso incoerente, che si fa locomotiva e attrattiva dal fascino praticamente unico e potenzialmente inesauribile.

Condensare tutta questa diversità in tre giorni è assai difficile, ma quello che segue è un itinerario essenziale e opinabilissimo (provato sulle gambe di chi scrive) che può, però, dare un’idea di quante cose così differenti possano succedersi l’una accanto all’altra.

Giorno 1: Potenza e memoria

Il primo giorno è il più lungo e intenso, meglio partire presto, essendo possibilmente arrivati la sera prima ed essersi goduti in rilassatezza uno dei quartieri giovani più vivaci, il Friedrichshain (consigliatissimi la cucina tradizionale sud-tedesca di Spätzle & Knödel o i gelati particolari – tipo il gusto caffé al pepe rosa – da Caramello). Si parte dunque dalla Hauptbahnhof, l’imponente stazione centrale ricoperta di vetri e pannelli solari: attraversato il ponte sullo Sprea e la spianata dei più recenti palazzi governativi (la Cancelleria a forma di H e gli uffici delle commissioni parlamentari), ci si trova subito di fronte al Reichstag, la storica sede del potere tedesco su cui oggi domina la cupola in vetro (visitabile solo su prenotazione online) progettata da Norman Foster. Lasciandosi alla sinistra l’edificio, ci s’imbatte nell’altro monumento simbolo di Berlino, ovvero la Porta di Brandeburgo, la porta trionfale che domina Pariser Platz ed è coronata dalla quadriga della Vittoria.

stazione centrale reichstagporta di brandeburgo

La gloria imperiale tedesca lascia subito spazio ai ricordi più tragici causati dalla ferocia del nazionalismo più recente, in quanto nella zona si possono visitare in rapida successione: l’Holocaust Mahnmal, il monumento commemorativo progettato da Peter Eisenmann in ricordo delle milioni di vittime ebree di tutta Europa, perseguitate dal nazismo (fa impressione perdersi nel labirinto formato dalle stele di pietra di diverse altezze, fredde e anonime come un orrore che non si riesce a dire); l’Homosexuellen Denkmal, proprio di fronte, inaugurato nel 2008 a ricordare gli omosessuali perseguiti e sterminati dal Terzo Reich (ma il Paragrafo 175 del codice penale che perseguiva i gay rimase vergognosamente in vigore anche nella Germania Ovest fino al 1969); e, poco più all’interno del parco del Tiergarten, il monumento ai Sinti e ai Rom, anch’essi sterminati in quanto considerati antisociali.

holocaust homosexuellen rom e sinti

Di sicuro altro tenore è l’Unter den Linden, il maestoso viale che parte dalla porta di Brandeburgo ed è costellato da ambasciate, hotel extralusso e negozi per tutti gusti (da vedere una delle numerose Ampelmann Galerie, ovvero i negozi dedicati al buffo omino dei semafori pedonali berlinesi, oramai divenuto icona di marketing). Girando su Friedrichstraße lo shopping può continuare grazie alla concentrazione di boutique e grandi magazzini (in particolare il Quartier 206 e una succursale delle Galeries Lafayette, progettate da Jean Nouvel) del Friedrichstatpassagen. Le visite ricominciano lì vicino con la graziosa Gendarmenmarkt, la piazza che ospita la Konzerhaus ed è “sorvegliata” sui due lati dalle chiese gemelle del Deutscher Dom e del Französischer Dom: in quest’ultima si possono salire i molti scalini per godere di un’ottima vista sulla città e poi entrare nella chiesa per scoprire la storia dei gendarmi ugonotti che danno il nome alla piazza, simbolo della grande tolleranza che nei secoli Berlino ha offerto agli espatriati di vario genere (dopodiché, pausa pranzo tipicamente tedesca e innaffiata di birra all’Augustiner am Gendarmenmarkt).

Da lì si torna indietro a chiudere il cerchio in questa parte di Mitte (il centrocittà), percorrendo Leipzigerstraße e giungendo fino alla rinomata Potsdamer Platz, piazza che irradia tutt’attorno energia grazie a strutture avanguardiste come il SonyCenter, negozi, cinema, musei e quant’altro (c’è anche l’ascensore più veloce d’Europa). Proseguendo lungo l’ansa del fiume si trova un importante gruppo di cinque musei, il Kulturforum, visitabili con un unico biglietto cumulativo: fra tutti meritano sicuramente la Gemäldegalerie, pinacoteca che vanta quadri di Tiziano, Caravaggio, Canaletto, Rembrandt, Goya, Rubens, Dürer ecc., e la Neue Nationalgalerie, un edificio di Mies van der Rohe che ospita artisti più contemporanei come Richter, Picasso, Dalì, Klee e soprattutto gli espressionisti tedesci del Die Brücke.

gendarmenmakt potsdamerplatz kulturforum

La giornata si può chiudere con un ulteriore tuffo nella memoria complicata di Berlino: tornando su Leipzigerstraße e poi girando in Wihelmstraße ci si imbatte nella galleria a cielo aperto e nell’esposizione coperta che costituiscono la Topographie des Terrors, ovvero una documentazione atroce su come funzionavano le organizzazioni più atroci del nazismo, fra cui Gestapo e SS che proprio qui avevano la loro sede oggi demolita; di fronte si possono vedere, intatti, 200 metri di muro di Berlino che proprio in quel luogo tagliava la città. Proseguendo verso est, infatti, ci si imbatte nel Checkpoint Charlie, l’iconico punto di passaggio fra le parti occidentale e sovietica della città, divenuto però oggi un’attrazione turistica piuttosto scadente. Per la serata, consigliato vivamente cambiare totalmente umore e zona per tuffarsi nel frenetico mondo di Kreuzberg, forse il quartiere più giovane e contaminato della città (a volte per stomaci forti), ricco di locali e ristorantini, soprattutto fra  Oranienstraße (succulenti gli hamburger di Kreuzburger al n. 190) e Kottbusser Tor (i piatti vietnamiti di Green Rice sono piccanti ma eccellenti seppur economici).

topographie checkpoint charlie kreuzberg

Giorno 2: Arte e tradizione

Se il primo giorno è stato contrassegnato da una lunghissima e intensa passeggiata, il secondo lo sarà soprattutto dalle code. Ci troviamo infatti nella centralissima Museuminsel, l’isola patrimonio dell’Unesco che racchiude cinque fra i più importanti gioielli museali al mondo: bisogna armarsi di tanta pazienza e arrivare presto la mattina per fare i biglietti (anche qui un ticket cumulativo permette di entrare lo stesso giorno in tutti i musei: quelli che non nominiamo qui sono l’Altes Museum, sull’arte greca, etrusca e romana, e il Bodemuseum, sui periodi bizantino e medievale). Ma, prima, ad accogliere sull’isola è il Berliner Dom, una delle chiese più suggestive della città: pomposa e magniloquente costruzione neobarocca (ma di stampo protestante), era un tempo la cappella reale degli Hohenzollern, i cui rappresentanti sono quasi tutti raccolti nella cripta; notevoli sono anche l’enorme organo e la cupola, anche questa visitabile e da cui si dominano tutti i musei circostanti.

Il percorso (almeno questo) fra i musei inizia dalla Alte Nationalgalerie (è consigliato fare i biglietti cumulativi qui, è l’edificio solitamente con meno code): è un grazioso edificio dall’aspetto all’esterno di un tempio greco e all’interno di una marmorea villa settecentesca, e ospita una collezione invidiabile di pittura ottocentesca europea e soprattutto germanica, fra cui spicca la figura eroica e romantica di Caspar David Friedrich. Molto più indietro nel tempo va invece il Neues Museum, distrutto dai bombardamenti bellici e ricostruito da David Chipperfield: le sue collezioni archeologiche e artistiche coprono la preistoria, le antichità troiane, minoiche, greche ma soprattutto egizie, in cui domina il busto della regina Nefertiti. Se non si è persa del tutto la pazienza per le code, sono molto buoni e piuttosto veloci i piatti dell’Allegretto Museumscafe che si trova all’interno. Rifocillati, ci si può lanciare in quello spettacolo antico che è il Pergamonmuseum: oltre allo straordinario altare di Pergamo che gli dà il nome, vi sono racchiusi altri tesori archeologici dalle dimensioni più o meno monumentali fra cui la porta di Ishtar, la sala di Aleppo e la stele di Hammurabi.

berliner dom museuminsel friedrich

Dopo tanta arte ci vuole un percorso che sia altrettanto suggestivo. Vicino all’isola c’è lo Scheunenviertel, il quartiere dei fienili (dalle costruzioni che un tempo lo caratterizzavano), nei secoli scorsi fra i più poveri della città, dove le ordinanze reali avevano costretto a trasferirsi le comunità ebraiche, ma che dopo la riunificazione è rinato divenendo uno dei più raffinati e articolati luoghi della città. L’attrazione principale è la Neue Synagoge, la cui cupola dorata fa da punto di riferimento e che, oltre a fungere da luogo di culto, è un importante museo per ricostruire le radici dell’ebraismo a Berlino. Poco più in là, su Oranienburg Straße, sorge un altro luogo dalla storia particolarissima: è la Kunsthaus Tacheles, un edificio fatiscente che dal 1990 era occupato da collettivi artistici che denunciavano la censura e le difficoltà sia nella divisione sia della riunificazione (lo stabile, un ex centro commerciale, è stato sgomberato definitivamente nel 2012). Sempre nel quartiere, le vie da tenere d’occhio, oltre alla già nominata Oranienburgstraße sono Rosenthalerstraße e ancor di più Torstraße, che pullula di localini e boutique indipendenti. Per una cena dai sapori forti ma soddisfacenti in zona c’è Dolores, locale di culto per gli amanti dei burritos californiani, che si possono personalizzare a piacimento. Si può poi finire la serata trasferendosi nella celeberrima Alexanderplatz, che dalla primavera si anima di Biergarten (le birrerie all’aperto) e mercatini, e dove si può fare shopping (anche gourmet) fino a tardi nella vastissima Galeria Kaufhof.

neue synagoge tacheles alexanderplatz

Giorno 3: Città in libertà

Il terzo, e appunto perché ultimo, giorno è pensato per godersi la città in assoluta tranquillità e soprattutto all’aperto, magari approfittando dei numerosi punti vendita che noleggiano bici e delle piste ciclabili che innervano tutta Berlino (attenzione a dare sempre loro la precedenza). Oggi si parte di fronte alla stazione Ostbanhof, proprio dove il fiume Sprea segnava il confine fra Berlino Ovest e Berlino Est: qui sorge la East Side Gallery, ovvero duecento metri del famoso Muro salvati dalla demolizione affinché artisti di svariate nazionalità potessero reinterpretarli come manifesto per la pace mondiale: l’effetto è tanto colorato e multiforme quando commovente.

east side gallery 1 east side gallery 2 east side gallery 3

In seguito si riattraversa nuovamente la città, tornando nel Mitte, perché vale la pena, in particolare nelle giornate assolate, godersi appieno il Tiergarten, l’enorme area verde nel Settecento riserva di caccia e ora uno dei parchi urbani più vasti al mondo. I percorsi al suo interno sono i più svariati, fra monumenti storici (come quello ai soldati sovietici) o artistici (ad esempio la celebrazione dei grandi compositori tedeschi come Beethoven e Mozart) e spettacolari scorci paesaggistici (il Venusbasin, la Luiseninsel e la Rousseauinsel fra tutti, quest’ultimo che riproduce il luogo in cui riposa il filosofo francese). Tutti gli itinerari però dovrebbero convergere sulla Siegessäule, la famosa colonna della Vittoria con la sua statua dorata, eretta a celebrare i successi militari che hanno portato alla fondazione dell’Impero tedesco e ora luogo di ritrovo negli eventi pubblici come la Love Parade o i festeggiamenti di fine anno (per non parlare di come Wim Wenders l’ha immortalata ne Il cielo sopra Berlino).

victoria tiergarten neue see

Procedendo ancora nella parte finale del Tiergarten, ci si può concedere un pranzo in riva al lago presso uno dei ristorantini che attorniano in Neuen See e, volendo, affittare una barchetta per trascorrere qualche momento di navigazione. Lì nei pressi il parco si conclude con un altro luogo famosissimo, anche se per opere letterarie controverse: il Berliner Zoo (da ammirare solo dall’esterno, perché a noi gli zoo non piacciono, vero?). Poco più in là, in Breitscheidplatz, sorge forse il monumento che più di tutti immedesima le anime contrastanti di Berlino: è la Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirchen, la chiesa costruita nel 1895 in onore dell’imperatore Guglielmo I, devastata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e così conservata come monito; accanto ad essa, nel 1961, è stata costruita una sala di culto ottagonale dal gusto prettamente moderno, tanto che la coppia di edifici è stata ridefinita dai berlinesi “rossetto e cipria”. Proprio di fronte alla chiesa parte la Kurfürstendamm, l’arteria più ricca e vivace dove trovare occasioni di shopping di ogni tipo, dalle boutique delle grandi griffe fino alle grandi catene internazionali e ai grandi magazzini storici come KaDeWe. Se si ha tempo, il percorso può allungarsi ancora e raggiungere il quartiere altrettanto chic di Charlottenburg, per poi proseguire fino allo Schloss Charlottenburg, una delle più belle fra le nove residenze reali in città.

In alternativa, nella direzione opposta si può esplorare un altro quartiere borghese e raffinato, dove concludere la visita alla città. Si tratta dello Schöneberg, una zona che ha abbandonato l’identità squatter degli anni Ottanta per convertirsi in una pacata zona middle-class: testimonianza è la deliziosa e animatissima di bambini Viktoria-Luize-Plazt. Ma l’animo alternativo sopravvive nelle vie che si irradiano dalla stazione di Nollendorfplatz, ovvero Motzstraße, Massenstraße e Goltzstraße: racchiudono uno dei più tradizionali e consolidati quartieri gay di Berlino e sono popolate anche da una serie di negozi gourmet per veri intenditori e una varietà consistente di locali in cui mangiare e divertirsi (il Sixties, ad esempio, ha un’irresistibile atmosfera American retro).

berliner zoo kaiser wilhelmnollendorf

 

 

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