La morte di Joan Rivers

È morta poche ore fa all’età di 81 anni Joan Rivers, una dei più grandi e duraturi talenti della comicità americana. Nei giorni scorsi aveva riscontrato complicazioni cardiache in seguito a un’operazione alla gola ed era stata messa in coma farmacologico. La sua voce roca e graffiante, paradossalmente, era proprio una delle sue caratteristiche più peculiari, che ben combaciava con il suo stile comico sferzante e velenoso, che l’hanno resa una delle più originali, sincere e libere voci comiche della sua generazione. Debuttò a metà degli anni Sessanta nel popolare talk The Tonight Show condotta da Johnny Carson, dove svolse diversi ruoli, dapprima come autrice (perfino per i dialoghi della versione americana di Topo Gigio) e poi come monologhista. La sua inarrestabile ed impenitente indole satirica, indirizzata soprattutto a stigmatizzare i vizi e le virtù delle celebrità (“Non servono le tette per sembrare femminili. Prendete Liberace“) e che non si precludeva di scardinare i luoghi comuni su razza e sesso (“La mia vita sessuale è come un formaggio svizzero: per la maggior parte è vuota, e il resto puzza“), la assicurarono estrema popolarità. Fu così che quando nel 1986 nacque un nuovo network, la Fox, fu chiesto a lei di condurre un programma omologo, The Late Show, a dire il vero sfortunato e durato solo una stagione; risentito, Carson la cacciò dalla Nbc, dove Joan Rivers è tornata solo poche settimane fa, ora che a guidare The Tonight Show c’è Jimmy Fallon, a 49 anni di distanza dalla sua prima apparizione.

Dopo il flop sulla Fox, continua a fare televisione con un programma pomeridiano, The Joan Rivers Show, che le vale anche un Daytime Emmy Awards, mentre in contemporanea pubblicare svariati memoir comici. Negli anni successivi, quando la sua stella comica sembrava affievolirsi, riuscì a riciclarsi in una sorprendete icona camp-pop travolgente e trasgressiva: negli anni Duemila partecipa a telefilm come Nip/Tuck nei panni di se stessa, sottolineando la disinvoltura con cui affronta il tema delle sue numerosissime plastiche facciali (“Ormai l’unico modo per farmi toccare da un uomo è la chirurgia plastica“, disse una volta), e a diversi reality come Celebrity Feud, Big Brother Celebrity Hijacked e Celebrity Apprentice assieme alla figlia Melissa, con la quale poi inizierà una serie tv tutta loro. Si avvicina sempre più al mondo della moda, cominciando una collaborazione molto longeva con il canale di teleshopping QVC, ma soprattuto inaugurando il suo impegno con il canale E! Entertainment dove segue i collegamenti dal red carpet dei più importanti premi dello show business, fino a diventare nel 2010 la conduttrice ufficiale di Fashion Police, vero tribunale impietoso riguardo il look delle star che sfilano sui vari tappeti rossi. Proprio alla puntata del 26 agosto 2014 i questa trasmissione si deve la sua ultima apparizione televisiva.

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Una frase molto rappresentativa di Rivers è: “Ho avuto successo dicendo ciò che gli altri pensano“. In effetti la sua carica dirompente stava proprio nella completa assenza di freni inibitori, nell’assoluta franchezza con cui smontava preconcetti e pudori dell’uomo comune. La sua sfrontatezza era spesso presa per cattiveria gratuita, ma il gioco di Joan Rivers stava proprio nello stimolare quello shock di quando qualcuno ti fa notare la polvere sotto il tappeto, o l’elefante nella cristalleria. Il suo talento risiedeva in quella linea sottile fra ciò che è lecito dire e ciò che non lo è: da ebrea è incappata spesso in battute sull’Olocausto (riferendosi ad Heidi Klum: “L’ultima volta che abbiamo visto un tedesco così bollente era uno che metteva gli ebrei nei forni“) o ha spesso preso di mira la fisicità anomala di alcune persone in particolare (il peso di Adele, le pose da vamp di Lea Michelle ecc.). Ha spesso passato il segno, come quando in commenti recenti ha dichiarato che tutti i Palestinesi dovrebbero morire, o che Michelle Obama è in realtà un travestito (spettacolare è anche un’intervista alla CNN dello scorso luglio da cui se ne va inviperita.

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Ma ciò che forse si fatica a capire di un personaggio come Joan Rivers è proprio questa sua specie di franca onestà intellettuale, uno spietato riconoscimento della verità, anche se scomoda, che applicava senza remore anche su se stessa (“Il miglior contraccettivo che posso usare è lasciare la luce accessa“). Ci vuole molta più intelligenza e più coraggio e più faccia tosta a impersonare il ruolo del cattivo, piuttosto che a fare i buoni; soprattutto se quel cattivo fa ridere la gente: “Non ho assolutamente alcun rimpianto per nessuna delle battute che ho fatto… Mi potete mettere a tacere, spegnermi, va bene. Ma non mi chinerò mai al politicamente corretto. Se vuoi far satira, non lo puoi fare“. Il punto è questo: può il buonismo e la morale comune giustificare l’attenuazione o l’insabbiamento di una verità? Non è forse il compito della comicità portare a questa imbarazzante, improvvisa rivelazione? Perché ora che Joan Rivers non c’è più, di lei rimarrà il solco di una comicità potente e pervasiva, venato solo in parte dai veleni delle controversie che ha causato. Di sicuro lei ci avrebbe riso su, dritto in faccia a noi, come sempre faceva: “Mi sono fatta talmente tante plastiche che quando morirà doneranno il mio corpo alla Tupperware“.

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