L’amore che ti meriti

L’amore che ti meriti parte da un buco nero in cui l’autrice Daria Bignardi getta il lettore fin dalle primissime pagine. Un buco nero fatto di una famiglia che si sfalda, di segreti inconfessabili, di determinazioni a scoprire una verità dolente. Infatti da questo buco nero si esce lentamente, grazie agli sforzi della protagonista Antonia (Toni), proprio scavando in un passato doloroso, velenoso, indagando nell’intrico di una serie di affetti che lacerano e al tempo stesso ricompongono la sua stessa famiglia, che all’inizio sembra persa e sradicata.

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Nel libro di Bignardi sembra appunto esserci tutto il veleno della vita ma anche l’accorata ricerca dell’antidoto. La madre di Antonia, Alma, decide di rivelare alla figlia incinta (perché “le donne incinte sono invulnerabili“) un lancinante segreto del suo passato: trent’anni prima, a 17 anni, propose al fratello Maio, cui era legatissima, di provare solo per una volta l’eroina, dando inizio però alla tossicodipendenza di lui, che lo porterà anche a scomparire nelle misteriose nebbie ferraresi. Proprio a Ferrara, città dalla bellezza sontuosa ma anche un po’ distante, sempre rimossa dagli interessi famigliari ma ora vera comprimaria della vicenda, con le sue vie e i suoi pasticci dolci di maccheroni, si reca Toni. Scrittrice di gialli e moglie di un commissario di polizia, sentirà il bisogno di indagare questa parte oscura del suo passato, soprattutto per liberare la madre dal senso di colpa che l’attanaglia da decenni.

Antonia scoprirà numerosi fatti che la sua famiglia aveva taciuto, alcuni dei quali legano con pesanti fardelli la piccola storia degli individui alla grande Storia di tutti; ma soprattutto, abituata sempre a dire la verità, scoprirà che a volte, per amare e proteggere davvero chi si ama, è meglio non dire. È meglio scomparire. Ed è questa una delle qualità migliori di questo romanzo, che procede secondo una serie di svelamenti quasi giallistici (il colore giallo ritorna, oltre che nella copertina, anche in alcuni punti chiave del libro), ma che ogni volta depistano le ovvie aspettative del lettore (uno dei migliori depistaggi di questo tipo riguarda la potente e inspiegabile attrazione fra Toni e Luigi, l’affascinante e scostante ispettore locale, risolta in maniera delicata e non scontata).

Anche se il motore è simile all’opera precedente (ne L’acustica perfetta un marito cercava di risolvere il mistero della scomparsa della moglie, andata via di casa all’improvviso), Bignardi riesce qui a dare un corpo molto più solido alla narrazione, con uno stile che procede in modo spedito, essenziale, senza risparmiarsi però frasi e momenti di grande incisività, anche grazie ai due punti di vista alternati (quello di Alma e quello di Toni). Soprattutto l’autrice ci regala personaggi dalla complessità unica, avvolti nelle loro qualità così come nei loro difetti, che ce li fa collocare inevitabilmente in quella zona grigia (meravigliosamente interessante tanto è piena di sfumature) in cui nessuno è completamente innocente né colpevole, nessuno é totalmente ignaro né consapevole. Così è ovviamente Alma, donna solida, drammatica, quasi distaccata, che cova eppure il dolore irreparabile e autodistruttivo di aver smembrato una famiglia; così è suo marito Franco, impossibilitato a uscire dal suo eterno ruolo di professore universitario ma bravissimo nel sdrammatizzare bonariamente ogni situazione; e così ancora è Leo, il compagno di Toni, tanto preso dal suo lavoro da essere spesso assente ma capace di tenerezze improvvise.

È su questo territorio di confine che viaggia L’amore che ti meriti. Un territorio di confine che conosciamo bene tutti, quando ci mettiamo a soppesare le scelte che abbiamo fatto e le conseguenze che hanno avuto sulla nostra vita ma soprattutto su quella degli altri. Parlandoci di un’epoca così tragica (quella in cui l’eroina, fra i Settanta e gli Ottanta, si portò via praticamente una generazione) e di drammi familiari così veri e così comuni, Bignardi tocca con sapienza il nostro stomaco prima ancora che il nostro cuore. Perché quella che racconta è una storia che atterrisce, per poi ricostruire mattone dopo mattone la speranza di una ripresa (non è un caso che nasca una nuova vita, a un certo punto). E la paura che abbiamo tutti – di sbagliare, di perdere qualcuno – è vinta anche in questa storia dalla libertà di provare a vivere, di sentirsi per un attimo felici. “L’amore bisogna meritarlo“, si dice a un certo punto: è proprio così, contro la paralisi dell’errore, le scelte che compiamo ci regalano la vita e l’amore che ci meritiamo.

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