Il vestito che cambia colore: una riflessione sulla diversità

Dopo aver dato la spiegazione scientifica sul fenomeno virale “The Dress” (spiegando cioè perché alcuni lo vedono blu e nero e altri, invece, bianco e oro), Liberlist torna sull’argomento con una riflessione di Daniela Scapoli sui modi speciali e personali di vedere la realtà.

originale_tumblr

Dormo così così di notte e quando mi sveglio a orari strani faccio cose poco salutari come prendere il cellulare e vagare online: la scorsa notte, mezza addormentata, mi sono ritrovata una timeline piena di vestiti nero-blu senza capire che cosa ci fosse tanto da accapigliarsi.

La mattina dopo ho cominciato a capire, poi ho fatto vedere la foto a mio marito: quel vestito lui lo vedeva bianco e oro e mi accusava di essere strana (ma detto con una parola meno carina),  insieme al mucchio di suoi amici che non vedevano gli stessi colori che vedeva lui.

Vivendo con una figlia autistica questa percezione così diversa di due colori non mi è sembrata granché bizzarra, anzi: nella nostra famiglia si vive quotidianamente su due dimensioni, quella mia, di mio marito e della nostra figlia minore e quella tutta unica di nostra figlia grande. Purtroppo non è così divertente come le scazzottate virtuali nate su Facebook: la sua diversa percezione soprattutto dei suoni le rende impossibile tollerare rumori, musica, frastuono che superi un dato numero di decibel, il suo personale livello di sopportazione. La sua percezione del sapore del cibo le rende intollerabili alcune consistenze (ma probabilmente anche molto graditi alcuni sapori forti e pungenti), un taglio di capelli – fino a poco tempo fa – o il tentativo di pulirle le orecchie le provocano dolore, il genere di dolore da cui si fugge urlando e piangendo disperati.

Essere autistici mi sa che è proprio così: è vedere bianco e oro quando tutti attorno a te vedono blu e nero. È sentire, gustare, godere, soffrire, essere diversi, ma non migliori o peggiori: #differentnotless è uno degli hashtag preferiti da chi vive online e ha una persona autistica vicina a sé.

Si può cambiare? Si deve cambiare? Il discorso si fa complesso e mette in campo subito l’identità di ciascuna di queste persone – il mio più grande desiderio è riuscire a parlarne con mia figlia quando sarà più grande – e l’idea, sostenuta da alcuni, che l’unico modo per vivere in serenità sia diventare indistinguibili dai “neurotipici”: io spero che lei sia in grado di soffrire meno per godersi un po’ di più la vita insieme agli altri (è importante, è bello godere della compagnia delle persone), ma guardo anche con occhi di mamma orgogliosa il suo definirsi come persona, una persona che vede, sente, assapora come nessuno di noi altri che viviamo con lei saprà mai. Non migliore, non peggiore: solo diversa.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s