Gli inediti di Salinger e l’inganno delle fascette

E così sono stato abbindolato. Da una casa editrice, per di più. Perché capita che entri in una bella libreria (Gogol&Company, nel mio caso) e, anche per via di quel sentimento di “libridine” che a volte ti coglie in luoghi suggestivi, ti lasci attirare da un libro ammiccante e di cui non avevi – colpevolmente, ti vien da pensare, subito autocritico – sentito parlare prima. Si tratta de I giovani di J.D. Salinger pubblicato da Il Saggiatore. La casa editrice specifica scrupolosamente che si tratta di “Tre Racconti”, ma un po’ per compensare questo fatto (in Italia nessuno legge narrativa breve) e un po’ per aumentare il richiamo dell’opera (quasi ce ne fosse bisogno, trattandosi di un autore venerato perfino nel nostro paese) appiccica sul volume un’intrigante fascetta: “L’atteso inedito dell’autore de Il giovane Holden”.

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Ora, non per sottolineare la figura dell’allocco che ho fatto appunto non avendo mai sentito parlare prima di questa pubblicazione, ma cosa capisce il lettore medio, magari non informato fino in fondo (e magari, ribadisco, un po’ allocco) da una fascetta del genere? Che quello che andrà a leggere – in un libro di 68 pagine, margine di 1345 cm, che costa ben 12 euro – è uno dei fantomatici inediti riscoperti dopo la morte dello scrittore americano di cui tanto si è parlato dal 2010 in poi. E invece?
Invece questa piccolissima raccolta racchiude in sé tre dei primissimi racconti mai pubblicati da Salinger, solo che mai editi in Italia prima d’ora e ora proposti nella buona e vivace traduzione di Delfina Vezzoli: I giovani (The Young Folks) è stata la primissima short story dell’autore apparsa nel 1940 (lui aveva 21 anni) sulla rivista del suo professore di scrittura creativa alla Columbia University, Whit Burnett, che si intitolava proprio Story; seguono Va’ da Eddie (Go See Eddie) sempre del ’40 e pubblicata sulla Kansas University Review dopo essere stata rifiutata da Esquire e, infine, Una volta alla settimana (Once a Week Won’t Kill You, 1944) che ha visto la luce anch’essa su Story.
In questi tre racconti giovanili c’è già, in nuce, tutto il Salinger che vedremo dopo: la gioventù medio-borghese americana che non sa come passare il tempo, i giovani mandati al fronte strappati alla loro comunque assurda quotidianità, le ragazze e i ragazzi che si atteggiano a una maturità che ancora non ha raggiunto il passo della moralità. Ma ciò che colpisce in questi (brevi, brevissimi) testi sono soprattutto i dialoghi: Salinger è già fulmineo, essenziale, con le sole battute dei suoi personaggi (supportate gran poco dalle descrizione) costruisce interi scenari e soprattutto ambigui non-detti. È interessante e paradossale che già qui siamo i dialoghi a dominare, in autore che fece prima dell’inaffidabilità della parola, poi della reticenza e infine del silenzio più completo la sua cifra stilistica e biografica maggiore. D’altronde come rileva Giorgio Vasta nella sua molto colta postfazione al libro: “I personaggi di Salinger parlano e una parola dopo l’altra il linguaggio si rivela come il mezzo di certificazione delle loro inesauribili solitudini“.

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Eppure non si può fare a meno di mettere sulla bilancia anche la brevità estrema di questi scritti e la loro valenza letteraria ancora decisamente in potenza: li si apprezza veramente solo alla luce di ciò che lo stesso scrittore riuscì a fare dopo, altrimenti sarebbero solo racconti americanissimi ma comunissimi. Nulla toglie rilievo, comunque, al fatto che queste narrazioni vengano pubblicate per la prima volta nel nostro Paese. Tuttavia rimane l’amaro in bocca di quella fascetta “traditrice” (sull’argomento di rigore è il gustosissimo blog di Alberto Forni), complice – bisogna ribadirlo nuovamente – la foga un po’ sbadata dell’acquirente. Viene da chiedersi se valga davvero la pena piegare così tanto le parole sul confine falsamente seducente del marketing. Viene da chiedersi a cosa avrebbe detto lo stesso Salinger di fronte alle bugie dei media che lui così tanto saggiamente aveva rifuggito, scegliendo una vita di reclusione.

Sono probabilmente domande assurde e che non meritano risposta. Come assurda è anche, forse, la bramosia di inediti postumi (quando ce ne sono tanti altri precedenti, si scopre), quando lo stesso scrittore aveva scelto di non pubblicare più un rigo. Ma si sa, siamo lettori umani, lettori inclini alle debolezze, lettori che si lasciano fregare da delle fascette.

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