8 parole (su 48) sulla comunicazione che cambia: Atlante delle cose nuove

tumblr_inline_nl49iqlqQ41rxu7si Andrea Girolami, staff writer e responsabile dei contenuti video di Wired Italia, ha scritto per la casa editrice Indiana Atlante delle cose nuove, una specie di “hard disk esterno in cui ho riversato gli ultimi dieci danni della mia vita”, ovvero una “mappa geografica per orientarsi tra le tante cose che ci accadono attorno ogni giorno e che per comodità chiameremo semplicemente modernità”. Ne escono 48 parole, da anonimato a privacy, da futuro a velocità, che descrivono i tempi in cui viviamo, attraverso citazioni pop, riflessioni digitali, riferimenti ai migliori saggi sulla contemporaneità: un’essenziale guida smart a come cambia il nostro modo di pensare, comunicare, fruire contenuti. E il libro vive anche online, con un sito in cui si possono trovare le 48 illustrazioni realizzate da grafici amici dell’autore e che accompagnano ciascuna voce dell’Atlante. Qui accenniamo otto di quelle 48 parole, centrate particolarmente sui temi della comunicazione e dell’informazione:

1. Attenzione

“Uno dei più giovani e brillanti studiosi e curatori americani, Brad Troemel, ha dedicato ben cinque saggi al tema della produzione artistica all’interno di questo frenetico nuovo contesto, intitolati The Accidental Audience e Athletic Aesthetics. Aesthleti, atleti dell’esterica, così vengono definiti i nuovi creatori di contenuti costretti a sostenere contemporaneamente la sfida della quantità e della qualità nel nevrotico flusso informativo. Spaendo ogni costrizione di spazio e dimensione, si invertono i classici stereotipi dell’artista lento e meditativo in favore di una nuova generazione che preferisce l’abbondanza alla scarsità”.

2.  Barbari

“I grandi gruppi editoriali, che vengono defraudati dei propri blockbuster da un esercito di prosumer affamati di contenuti e armati di Torrent, sono gli stessi che inseriscono impunemente il lavoro altrui nelle proprie pagine. Sempre più spesso giganti delle news di nuova generazione (“Huffington Post”) o di vecchia (“Corriere della Sera”) ricopiano articoli e inseriscono video sulle proprie piattaforme prendendoli da qualcunque fonte del web (persino contenuti non amatoriali, persino quelli di gruppi concorrenti, a volte inserendo addirittura il proprio logo in calce) nel nome di un onnivoro diritto di cronaca”.

[Di questo fenomeno, in parte, ci eravamo occupati anche qui su Liberlist.]

3. Commenti

“La conversazione si è spostata fuori da qualunque sito personale verso i grandi network che tutti conosciamo: Facebook, Twitter (…). Abbiamo raggiunto il grado zero di un’involuzione partita dalla firma da lasciare nel libro degli ospiti [il guestbook dei primi siti, ndR], ormai ridottasi a un semplice pollice alzato da esibire compulsivamente. Non solo: questa disintermediazione tecnologica, per cui esprimere la propria opinione è una sorta di appendice stessa della propria esistenza, ha portato a un progressivo inasprimento della qualità dei commenti stessi”.

atlante_1DE4. Disconnettersi

“Il vero isolamento non è di chi decide in totale autonomia di staccare la spina della connesione, ma quello di chi rimane sepolto sotto il peso delle proprie stesse fonti. La chiamano filter bubble: una sfera invisibile che circonda noi e il nostro mndo digitale di riferimenti autocostruiti e che esiste con il solo obiettivo di confermare quanto già sapevamo e pensavamo”.

5. Ego

“Che si tratti di spirito missionario o attenzioni agli affari propri, il dato maiuscolo è che il centro della comunicazione, oggi, rimane il culto della personalità. Dalla mnia per la mitopoiesi del sé (l’attività di selezione, promozione e diffusione delle cose che crediamo identifichino noi e il nostro mondo) fino alla passione per il self branding (una volta si chiamava semplicemente “darsi le arie”), a essere messa sul mercato è sempre e solo la nostra persona”.

6. Giornalismo

“L’animale professionista dell’informazione non si è mai trovato in una situazione di così grande stress come oggi. Da una parte lo si caccia con ogni mezzo possibile: gli occhi che ne osservano e giudicano l’operato sono ormai ovunque e l’abuso di un termine come fact checking suona come una raffica di mitra contro di lui e la sua mandria. D’altra parte è divenuto un elemento preziosissimo alla nostra vita quotidiana, l’unico capace di ridare coesione al tessuto sempre più somigliante a un patchwork malriuscito. (…) Il giornalismo moderno non significa più parlare di un’unica grande storia generale, ma essere capaci di creare nuove forme di narrazione”.tumblr_nlkfw8TdPr1uq4dpao1_1280

7. Lista

“La lista è il minimo comune denominatore di qualunque contenuto editoriali pubblicato oggi online. Una melassa capace di avvolgere tutto: dall’elenco delle acconciature più strane di Hollywood agli aspetti fondamentali dell’ultimo saggio di filosofia. L’obiettivo è quello di portare contenuti differenti su un piano di comprensione e accessibilità condiviso, anche grazie all’immancabile numero inserito nel titolo, indispensabile corrimano dei più spericolati fuoripista nel territorio della cultura pop”.

[Ops… anche questo post è una lista!]

8. Porno

“Come accade alla musica liquida di cui parliamo spesso, anche il porno oggi è ovunque eppure da nessuna parte. Nascosto in hard disk sempre più capienti, dietro la cortina di un forum protetto da anonima iscrizione, guardato a bassissimo volume (per non farsi scoprire dai vicini) a seguito del pagamento di un apposito abbonamento. Il porno gioca a nascondino dietro i bollini neri di un onnipresente Photoshop, che oscura alla stessa maniera i dettagli che renderebbero riconoscibili i milioni di foto amatoriali che popolano la rete: mobili, targhe di auto e anelli di fidanzamento, quadri alle pareti, tatuaggi”.

(Illustrazioni: “Disconnettersi” di Tommaso Belletti, “Giornalismo” di Alessandro Cavallini; in home “Tempo reale” di Oisin Orlandi)

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