#IoLeggoPerché: la storia di un ragazzino

CROSSA_UN_LIBRO

Potrei dirvi molte cose di #ioleggoperché, l’iniziativa di invito alla lettura – una delle più grandi manifestazioni di questo tipo mai viste in Italia – che ha il culmine proprio il 23 aprile, Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. Potrei parlarvi degli eventi, dei libri gratuiti e distribuiti in tutto il Paese, dei messaggeri, dei testimonial. Potrei anche mettermi a discutere con voi sul fatto che si possa veramente o meno convincere a leggere chi non lo fa mai. Invece oggi, per #ioleggoperché, voglio raccontarvi una storia. Perché di questo sono fatti i libri, nella maggior parte dei casi: di storie.

É la storia di un ragazzino, che già dall’aspetto fin da bimbo era un piccolo cumulo di contraddizioni: slanciato ma un po’ paffuto, gli zigomi alti ma con le gote tonde tonde, i capelli castani che d’estate diventavano biondi. Quel bambino era felice, perché guardava il mondo come se fosse una cosa che non gli appartenesse: era un posto in cui stava tutto sommato bene ma non troppo, pieno di gente più o meno comprensibile, soprattutto pieno di cose che stavano lì ma di cui potevi anche tranquillamente non occuparti. Poi un giorno successe una cosa: il papà del bambino si ammala e il mondo diventa subito un peso che ti piomba addosso e si popola di ombre. La mamma doveva stare all’ospedale, i fratelli già grandi dovevano tirar avanti la baracca, i nonni dovevano tenere tutto assieme, e gli amici c’erano e non c’erano. Perché quel bambino era già da piccolo diverso dagli altri, una sensazione che si sarebbe portato addosso per sempre e senza neanche tanti malanimi: non gli piaceva il pallone o correre spensierato per i prati o andare a pesca o saltare la corda o tirare i capelli alle bambole. Erano cose che succedevano là fuori, e invece lui preferiva le cose che succedevano nella sua testa. Quel bambino era solo, doveva semplicemente trovare un modo per stare da solo e smettere di essere triste.

Un altro giorno capitò che quel bambino conobbe Teo – almeno crede si chiamasse Teo. Teo viveva in una grande casa, davvero enorme e piena di porte, ma il fatto straordinario – visto che quasi tutte le grandi case hanno tantissime porte – era che quelle porte, quando Teo le varcava, non lo portavano in un’altra stanza, ma in un altro mondo: nella giungla, nell’antica Roma, nel palazzo di un marajà, nello spazio siderale, ad Atlantide, in un campo pieno di fragole e così via. Il bambino era invidiosissimo di questa fortuna che era capitata a Teo e, come succede ai ragazzini ma ancor più ai grandi, voleva essere anche lui come Teo. Fu così che scoprì i libri. Per varie ragioni in casa del ragazzino non c’erano tanti libri (o meglio: c’erano, ma essendo oggetti fisici del mondo là fuori lui non se ne curava) e a quanto ricordasse nessuno gli aveva mai raccontato più di tante fiabe. Ora però i libri diventavano immediatamente interessantissimi: perché erano delle porte anche loro, ci entravi e ti portavano in situazioni che da solo facevi fatica a immaginare. I libri erano una cosa fantastica! E d’altronde anche Teo, quel bambino l’aveva incontrato in un libro.

Così iniziò pure lui a varcare moltissime porte. E i libri gli facevano compagnia, da guida, lo portavano per mano, gli insegnavano le cose, gli davano consigli e qualche volta lo tiravamo su di morale, qualche altra lo facevano piangere, in generale comunque gli permettevano di vivere contemporaneamente nella testa, in questo mondo e in tanti altri mondi. Tutto assieme, tutto girando quella maniglia che era la copertina.

Capitò anche che quel bambino nel frattempo crebbe. Si fece ragazzo, e poi giovane uomo e poi uomo. Soffri ancora, tanto; ma si divertì anche, altrettanto; e coltivò amicizie, interessi, amori, viaggi. E coltivò la parola e imparò, con le parole, a dominare quel mondo – quello vero, quello là fuori – che prima gli era così indifferente. Perché attraverso quelle porte che erano i libri, a quel bambino non più bambino era sembrato di vivere tante vite più delle sua, di aver imparato dalla Storia e delle storie, di aver creato con l’immaginazione e con l’ironia, di aver conosciuto l’empatia, di aver pianto, di essere morto, di aver ucciso, di aver cavalcato, di essere salpato, di aver creduto in molti Dei, di aver cambiato idea, di essere stato derubato, di aver donato, di aver fondato città e pianeti e criteri, di avere smesso e di essere sempre sul punto di iniziare. Con i libri quel ragazzino aveva vissuto così tanto, insomma, da essere finalmente pronto a vivere.

Quel ragazzino ero io. E io leggo perché i libri mi hanno salvato.

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